Le notizie più interessanti della seconda metà di ottobre dal mondo delle barriere coralline, in breve e con un occhio a cosa significano per chi ha un acquario marino. Le fonti originali (in inglese) sono linkate sotto ogni notizia.
Un corallo sbiancato si salva “toccando” un fratello sano
All’Università di Stanford hanno preso 10 coppie di frammenti tagliati dallo stesso corallo: in ogni coppia un frammento sano e uno sbiancato. In cinque coppie i frammenti si toccavano, nelle altre cinque erano separati da pochi millimetri. Tutti i frammenti sbiancati a contatto con quello sano si sono ripresi completamente entro sette settimane, mentre quelli separati sono morti. Le alghe simbionti (zooxantelle) passano attraverso minuscoli canali che si formano tra tessuti geneticamente identici: il passaggio è iniziato dopo tre giorni e una sola settimana di contatto è bastata per il recupero. Per ora sono esperimenti di laboratorio, difficili da applicare a un’intera barriera. Lo studio è uscito su Science Advances.
Per chi ha una vasca: un frammento sbiancato non è per forza perso. Tenerlo stabile, con luce moderata e parametri costanti, gli dà il tempo di recuperare le sue zooxantelle.
Fonte: ScienceDaily
IUCN: la prima Lista Rossa delle barriere coralline
L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura ha presentato a una conferenza ONU sulla biodiversità la prima valutazione mondiale dello stato di salute delle barriere: 127 ecoregioni e circa 188.000 km² di reef. Il 96% dei sistemi di barriera poco profonda risulta “in pericolo critico”, compresi la Grande Barriera, il Triangolo dei Coralli, la barriera mesoamericana e il Mar Rosso. La minaccia principale indicata è il cambiamento climatico. Una settimana prima un altro studio IUCN su Nature aveva stimato che circa il 44% delle specie di coralli costruttori di barriera è a rischio di estinzione più alto. Gli scienziati parlano di un campanello d’allarme, non di una condanna: alcune zone più resistenti potrebbero sopravvivere.
Per chi ha una vasca: scegliere coralli da allevamento (frag riprodotti in vasca) invece che prelevati in natura è un piccolo aiuto concreto.
Fonte: ABC News / AP
La stella corona di spine forse non è solo una nemica
Un gruppo dell’Università di Sydney ha osservato la stella “corona di spine” (Acanthaster) nella Grande Barriera, presso One Tree Island: in circa il 75% dei pasti la stella lascia una parte di tessuto vivo. Mangiando soprattutto le Acropora, che crescono in fretta, può lasciare spazio a coralli più lenti come Montipora e Porites, e così aumentare la varietà della barriera quando le stelle sono poche. Il problema restano le grandi esplosioni di popolazione, che nella Grande Barriera sono state quattro dagli anni ’60. Lo studio è uscito su Ecology and Evolution.
Fonte: ScienceDaily
Hawaii: poco sbiancamento nonostante El Niño, ma gli uragani fanno danni
Nonostante l’El Niño più forte mai registrato, alle Hawaii quest’anno lo sbiancamento è stato minimo e solo locale. Secondo i ricercatori il merito è degli uragani e delle tempeste passati a sud delle isole: hanno raffreddato l’acqua con pioggia, nuvole e rimescolamento, e il vento e le onde hanno ridotto luce e calore. Il conto però è salato: due uragani hanno danneggiato fisicamente le barriere, e i rilievi su oltre 270 km di costa contano milioni di colonie rotte. Nel 2015, con un’estate calda e senza vento, alcune zone avevano perso fino al 71% dei coralli.
Per chi ha una vasca: calore e luce insieme sono la combinazione peggiore. Nelle giornate più calde, abbassare un po’ l’intensità delle luci aiuta i coralli a sopportare la temperatura.
Fonte: Honolulu Star-Advertiser
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Foto in evidenza (Acropora millepora): MDC Seamarc Maldives, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
