pocillopora grandis

Le notizie più interessanti dei primi giorni di ottobre dal mondo delle barriere coralline, in breve e con un occhio a cosa significano per chi ha un acquario marino. Le fonti originali (in inglese) sono linkate sotto ogni notizia.

Le barriere “cantano”, e le larve di coralli e pesci seguono il suono

I ricercatori dello Scripps Institution of Oceanography hanno registrato i suoni di una barriera sana alle Hawaii e li hanno riprodotti con un altoparlante subacqueo, dal tramonto all’alba, accanto a 37 strutture artificiali posate su un fondale sabbioso della baia di Kāneʻohe (Oʻahu), a circa 4,5 metri di profondità. Nel sito con i suoni sono arrivate da 4 a 14 volte più larve di pesci rispetto al sito silenzioso, e le larve di corallo si sono insediate soprattutto sulle strutture più vicine all’altoparlante, in particolare su quelle rivestite con un “inchiostro” bioattivo pieno di batteri utili. Gli autori avvertono che hanno misurato dove arrivano le larve, non se poi sopravvivono. Gli studi sono usciti su Communications Biology e Scientific Reports.

Per chi ha una vasca: conferma quanto conta la biologia di una rocciata matura. Batteri, biofilm e microfauna non sono “sporco”: sono ciò che rende una superficie attraente per la vita.

Fonte: Nature World News

Florida Keys: con il caldo i coralli malati muoiono per primi

Un gruppo dell’Università della Georgia ha seguito, sulla barriera di Horseshoe Reef al largo di Key Largo, il destino dei coralli durante l’ondata di calore marino del 2023. Il tessuto colpito dal “white pox”, una malattia che lascia chiazze bianche dove il tessuto muore, aveva un rischio di morte circa 3,8 volte più alto del tessuto sano: moriva in circa 4 giorni contro i circa 12 del tessuto sano. Alla fine nessuna delle porzioni seguite è sopravvissuta, ma la malattia ha deciso chi moriva per primo. I coralli entro circa un metro dal bordo della barriera, dove l’acqua scorre più veloce, se la sono cavata meglio. Lo studio è uscito su Coral Reefs.

Per chi ha una vasca: stress termico e malattie si sommano. In estate, un corallo già sofferente è il primo a cedere: tieni stabile la temperatura e assicurati un buon movimento d’acqua intorno ai coralli più delicati.

Fonte: Earth.com

El Niño verso livelli record a fine 2026

Il Climate Prediction Center della NOAA stima all’83% la probabilità che tra ottobre e dicembre El Niño superi i +2,5 °C di anomalia, un valore mai registrato da quando esistono queste misure (1950). Anche l’Organizzazione Meteorologica Mondiale prevede il picco intorno a dicembre e dà quasi per certo che il fenomeno duri almeno fino a febbraio 2027. In alcune zone del Pacifico orientale la temperatura superficiale del mare è già oltre 4 °C sopra la media.

Perché ci riguarda: gli El Niño forti sono stati collegati ai grandi eventi di sbiancamento degli ultimi decenni. Nei prossimi mesi sarà importante seguire i bollettini sulle barriere del Pacifico e dell’Oceano Indiano.

Fonte: The Watchers

Un corallo di 253 anni racconta la storia di una barriera hawaiana

Ricercatori dell’Università delle Hawaii e dello U.S. Geological Survey hanno analizzato una “carota” prelevata da una grande colonia di corallo a Olowalu, nel West Maui. Come gli anelli di un albero, gli strati dello scheletro registrano le condizioni dell’acqua dal 1760 circa al 2013: gli indicatori di sedimenti e nutrienti portati dalla terra crescono nel tempo, soprattutto nel Novecento con l’espansione delle piantagioni di canna da zucchero, e la crescita del corallo comincia a calare dalla fine degli anni ’60. Lo studio è uscito su Coral Reefs.

Per chi ha una vasca: lo scheletro di un corallo è un archivio di quello che succede nell’acqua. Anche in vasca, nutrienti troppo alti e instabili si “leggono” nella crescita e nel colore dei coralli.

Fonte: Hawaii News Now

Le notizie del mese precedente le trovi in Notizie dal reef: settembre 2026. Hai segnalazioni? Scrivimi dalla pagina Contatti.

Foto in evidenza (Pocillopora grandis): Charles J. Sharp, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

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